Forenza 2011

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Attività di una recente indagine che, mediante l’utilizzo di nuove tecniche di documentazione grafica mediante velivolo teleguidato, ha documentato per la prima volta nel dettaglio una struttura di epoca medievale caratterizzata da una planimetria poliabsidata.
L’indagine, che è stata frutto di una nuova collaborazione tra il Comune di Forenza e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, ha avviato il lavoro di recupero, documentazione e valorizzazione di alcune emergenze di rilievo storico archeologico presenti sul
territorio comunale di Forenza.

Sul monte Caruso, era già stata segnalata la presenza di alcune strutture murarie emergenti che sono state meglio messe in luce e rilevate mediante tecniche di fotogrammetria stereoscopica, utilizzando coppie fotografiche elevate riprese sia da una specifica asta attrezzata sia da voli a bassa quota eseguiti grazie a un drone teleguidato. I modelli 3D e le ortofoto generate dalle elaborazioni fotogrammetriche sono stati utilizzati per realizzare i rilievi archeologici di dettaglio.

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L’utilizzo delle riprese aeree realizzate mediante drone, accoppiato alle elaborazioni fotogrammetriche stereoscopiche, si è rivelato particolarmente efficace per la realizzazione di un microrilievo della sommità dell’altura, che ha permesso di identificare l’estensione dei crolli anche in presenza di vegetazione coprente. Inoltre, da una quota più bassa le foto verticali dell’edificio hanno costituito un’ottima base per l’elaborazione del rilievo planimetrico di medio dettaglio.

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Immagini realizzate con un’asta attrezzata hanno consentito infine la documentazione delle strutture ad elevato dettaglio.
L’esito finale del lavoro è stato la ricostruzione della pianta dell’edificio e l’elaborazione di un’ipotesi interpretativa: potrebbe trattarsi di un piccolo edificio di culto a pianta centrale ispirato all’architettura bizantina e assegnabile ai secoli X-XI.
Confronti tipologici lo riportano ad architetture di età normanna della Puglia, con modelli giunti dalla costa Dalmata per vie commerciali o dalla Terra Santa per “via devozionale”. La pianta, infatti, per quanto ricostruibile, sembra trovare alcuni punti di contatto con il tetraconco
di Santa Caterina d’Alessandria a Conversano (BA), assegnato al XII secolo. Altri esempi confrontabili nella penisola sono nell’area settentrionale ma riferibili esclusivamente a battisteri, sono quello di San Galliano a Cantù (Como) e quello di Biella (Vercelli), entrambi datati alla
seconda metà del X secolo.

L’edificio presso il monte Caruso va ad inserirsi in un contesto in cui si riconosce un forte legame con l’Oriente, per via dell’apporto armeno riferibile all’epoca della seconda colonizzazione bizantina, ma che non rimane estraneo all’influenza latina dell’architettura benedettina per tramite della vicina Abbazia di Banzi.

a cura di: R. Ciriello, D. Della Mora, M. Di Lieto, I. Marchetta

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